Cą Nostra > Storia

Le origini

"Cą Nostra" é un nome da sempre conosciuto ed amato nelle vallate pinerolesi perché, in questi ultimi 60 anni, ha accolto centinaia di ragazzi e ragazze, giovani e adulti che non hanno senz'altro dimenticato i principi e i valori fondamentali della vita, ricevuti soggiornando tra le sue mura. Mura che, č proprio il caso di dirlo, sono risorte dalle ceneri, perchč «Cą Nostra», che prima della guerra era la «Vicaria di S. Anna in Riclaretto», dipendente dalla Parrocchia di Trossieri (Comune di Perrero), fu incendiata dai tedeschi e repubblichini la sera del 23 marzo 1944. Sia la casa vicariale che la chiesetta vennero distrutte per rappresaglia, in quanto vi si erano rifugiati i partigiani, che fortunatamente perņ sfuggirono alla cattura.

Negli anni 1950-51 i due edifici furono riedificati, su progetto del geom. Fossati di Villaretto, responsabile per la parte di competenza del Genio Civile, e sotto la direzione del parroco di Villaretto don Stefano Caffaro, responsabile a sua volta della ricostruzione delle parrocchie, danneggiate durante la guerra e la lotta di liberazione.
Secondo le notizie che il Direttore dell'Archivio Diocesano di Pinerolo, sig. Aurelio Bernardi, ci ha gentilmente fornito con rigorosa precisione, - perché egli stesso č stato uno degli artefici diretti di «Cą Nostra» - fu proprio in occasione di tale ricostruzione che l'Azione Cattolica Diocesana decise di adibire la rinata Vicaria a Soggiorno Alpino, con il nome di «Cą Nostra», onde organizzarvi, nel periodo estivo, corsi di formazione, campi scuola per ragazzi, esercizi spirituali, giornate di studio.

Con il parere favorevole del Parroco di Trossieri - don Prola prima e don Trucco poi - e del delegato vescovile Can. Gabriele Mercol, i dirigenti dei rami giovanili dell'Azione Cattolica, oltre ad Aurelio Bernardi i sigg. Michele Colombino e Remo Fassino, e le dirigenti dei rami femminili Giovanna Moretti e Carla Reita, si impegnarono a fondo, e in prima persona, per realizzare l'ampliamento e la sopraelevazione di un piano della casa, le cui spese relative vennero sostenute con un mutuo garantito dalla Diocesi e con i contributi finanziari di alcuni amici.
La S. Sede ed il Vescovo di Pinerolo, Mons. Gaudenzio Binaschi, offrirono rispettivamente la somma di Lire 300.000.

Tutti i lavori di sistemazione furono fatti da signorine e giovani volontari, che trasportarono a piedi, da Chiotti fino alla Casa, il materiale, perché la strada non era ancora percorribile dai veicoli e l'unico aiuto poteva venire, di tanto in tanto, solo da un mulo. Poco alla volta vennero allestite due camerate per un totale di 60 posti letto, furono ripristinate la Cappella e la sacrestia, e rimediate anche alcune camerette per il personale e per le riunioni.

Il pittore Baretta dipinse uno stupendo quadro di S. Anna con Maria Bambina ed i partigiani. Questi ultimi, grati per essere scampati alla rappresaglia, lo donarono alla chiesetta di «Cą Nostra». Ora il quadro originale č custodito, per ovvie misure di sicurezza, nel Museo diocesano di Pinerolo ed una sua copia si trova nella Chiesa parrocchiale di Trossieri.

«Cą Nostra» fu poi inaugurata il 29 luglio 1952 dal Vescovo Binaschi, alla presenza di un migliaio di convenuti e la prima estate accolse gią trecento ospiti, cifra che si ripetč anche negli anni successivi. La strada allora era ancora sterrata e la si percorreva sempre a piedi, ma le valigie e i viveri si trasportavano gią con una artigianale teleferica, che - costruita nel 1955 - collegava i Chiotti inferiori con il villaggio di Combagarino, prospiciente il Soggiorno.
Talora capitava che qualche valigia precipitasse e si doveva poi ricuperarla, magari gił per una scarpata.

Diversi sacerdoti delle nostre valli fecero gli Assistenti ai vari turni estivi di «Cą Nostra», si puņ ricordare don Gallea, don Lisa, don Polastro, don Morero, don Trombotto, don Moine, don Piumatti, don Girotti, don Pollo, don Massimo Giustetti divenuto poi Vescovo di Biella, ed anche due altri sacerdoti, poi divenuti Vescovi: don Albino Mensa e don Nando Charrier.
Č impossibile enumerare anche tutti i responsabili dei turni, che si sono susseguiti in questi cinquant'anni, e le varie Direttrici, di cui la pił conosciuta e gettonata č stata senz'altro Lena Barra, le varie cuoche e tutti i partecipanti, grandi e piccoli che hanno trascorso lassł giornate spensierate e di gioia, ma anche di riflessione e di formazione personale.

Chi c'č stato, non potrą mai scordare le feste di S. Anna, la folla immensa e partecipe, i falņ che si accendevano l'ultima sera di permanenza, le scarpinate alla «Casa degli Spiriti», al Gran Truc, al Lauson, al Lazzarą, le domeniche col cortile straripante di parenti, che venivano a trovare gli ospiti.

Purtroppo, dopo il 1968, l'Azione Cattolica scomparve dalle nostre parrocchie e i vari gruppi della diocesi si sciolsero poco alla volta, ma «Cą Nostra» č rimasta sempre attiva e presente, anche se con un'altra gestione.
Dopo un periodo iniziale, guidato da Giovanna Moretti, si č costituito un gruppo di persone, nominate dal Vescovo Mons. Giachetti, che hanno continuato ad occuparsene con grande impegno ed eccezionale volontą.
Aiutate dal fatto che ormai da pił di vent'anni la strada era stata sistemata ed asfaltata, queste coppie di coniugi - Bricco, Chiale, Chiapasco e Zaccagna - hanno lavorato sodo e con generositą per migliorare i locali, per acquistare nuove attrezzature e per dotare la Casa di un impianto di riscaldamento, onde poterla frequentare anche d'inverno.

Cosģ tra le sue mura continuarono ad essere ospitati numerosi gruppi giovanili e parrocchiali, associazioni e scout, che si programmavano i loro incontri, le giornate di studio o di preghiera, i campeggi formativi, ecc.

Oggi come ieri tutti coloro che hanno usufruito di «Cą nostra» si portano dentro al cuore quanto vi hanno imparato, insieme al ricordo dell'aria frizzante, che scende dai monti, e di quel verde dilagante sui pendii e sui boschi, che abbracciano quella che č stata, č e sarą sempre la «Cą Nostra»!

Ora tocca agli animatori, ai ragazzi, ai giovani ed a quelli meno di Bricherasio raccogliere il testimone e far rinascere «Cą nostra» ... questa bellissima realtą delle nostre valli.

Don Ferdi